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A tutti coloro che come me non si identificano nella loro età, nel loro aspetto o nella loro condizione sociale, ma bensì si identificano quasi esclusivamente nella loro anima. riflessione
Quando si raggiungono gli anta, ma con davanti trent’anni vissuti ma negati nel nostro animo, ti viene da fare una riflessione: Sono io quella brutta faccia riflessa nello specchio oppure no!? Se sono io devo correggere il modo di vivere, devo dimagrire, devo iniziare a fare lunghe passeggiate, devo curarmi l’aspetto, magari usare ancora quella lozione che fa oscurire i capelli che ho inspiegabilmente tralasciato di usare ma per la miseria, perché il corpo invecchia prima della mente?! Non sarebbe meglio irrimbambirci prima che si modifichi l’aspetto? Ma perché tutti gli altri miei coetanei ed anche altri che hanno vent’anni in meno di me mi sembrano vecchi? Ma perché quando vedo una ragazza giovane mi sembra di essere da lei considerato ancora alla sua portata, e non commiserato. Sono cose tristi, ti trovi in un labirinto senza uscita, pensi forse ma senza averne la convinzione che desidereresti di morire. riflessione
Ma cosa manca in me? Cosa manca? Manca il contatto dei figli? Degli amici? Dei genitori? .perlomeno loro sono da me scusati, perché già morti da anni. Prima di tutto devo capire cosa mi manca! Devo meditare e capire. Una volta ero felice. Perché ora ho la sensazione di non esserlo mai stato? Ho un figlio di 13 anni che vive con me, un bellissimo ragazzo, intelligente e buono, siamo solo io e lui, eppure in me manca qualche cosa. Boh, ci ripenserò in un altro momento. Ora ho da fare: Per prima cosa il bucato, poi preparare la colazione per Christopher, che deve andare a scuola, poi devo lavare i piatti che ho lasciato nel lavandino ieri sera, poi, .poi, .poi andro a vedere se il ciliegio nano è fiorito. Ma quando potrò mettermi a lavorare con il computer, per aggiornare la mia rivista on-line sul turismo? Quando? Ora! .Basta volerlo, posso mettermi a lavorare e dare la priorità al lavoro che gestisco in internet ed il gioco è fatto. il lavoro
Seduto davanti ai monitor del mio computer, stavo creando una pagina turistica consistente nell’introduzione in una pagina internet, di fotografie che rappresentano, la località da illustrare, poi a pagina fatta dovevo mettere sulla carta geografica della provincia di Novara un pallino rosso in rilievo e linkarlo alla pagina voluta. Un lavoro complicato, che mi richiedeva concentrazione, per fare questo lavoro dovevo intervenire prima con un programma di fotoritocco, nel quale disegnavo i pallini, e poi salvare l’immagine in formato ufo, ed anche in formato jpg. dopo di che in altro programma questa volta di programmazione html. Inserire i link sul pallino, .ma che palle. Stavo pensando alla vastità del lavoro che avevo creato, inserimento di più di 5.000 fotografie, per le quali avevo spedito la richiesta agli autori dell’inserimento delle loro immagini nelle pagine della mia rivista, ed anche all’elenco delle nomenclature delle località che erano sulla carta, più di 2.500 nominativi linkati ad uno ad uno per far si che in automatico venissero cambiate le tavole geografiche al solo clik sul nome località, e far trovare velocemente la località voluta. Ero molto concentrato, ma a guastare l’impegno ci pensò la caricatura di un maggiordomo che portava su di un vassoio la corrispondenza, mentre camminava verso il centro del monitor, esclamò: - “C’è posta per voi signore!” Mi distrasse, ed aprii con stizza il programma di posta elettronica il lavoro
pronto a cancellare le e-mail spazzatura che di consueto mi recava. Cancellai le prime tre dopo aver constatato che non valeva la pena neanche di aprirle, stavo facendo la stessa cosa con la quarta, quando qualcosa mi incuriosì, era la dicitura del mittente: da Zhanna. Stavo per cestinare anche questa, avevo sempre paura che ti mandassero virus, esitai un momento pensando che Anna era stata una mia storia per 10 anni della mia vita, mentre pensavo improvvisamente ad Anna, cestinai quasi meccanicamente la e-mail, ora potevo rimettermi a lavorare, lo stavo facendo, ma un tarlo mi era entrato in testa, e se fosse veramente di Anna che magari poteva pensare di usare lo pseudonimo di Zhanna. Fu così che ripescai dalle e-mail eliminate ma non ancora distrutte la lettera in questione. - E se contiene un virus? E se invece è Anna? Oramai erano passati 25 anni da quando ci siamo lasciati, anche se mi pareva fosse successo il giorno prima, la apro o non la apro? Alla fine il mio indice destro premette da solo per aprire la corrispondenza. Mi apparve una fotografia di una ragazza giovane che sorridente stava sdraiata appoggiata sul fianco destro in un prato; Alcuni fili di erba davanti all’immagine rendevano il viso ancora più accattivante. - Si sei il mio tipo; pensai. - A me son sempre piaciute le ragazze semplici, non truccate e snelle. il lavoro
Un'altra cosa che mi colpì fu la maglietta a righine orizzontali a maniche corte che indossava e che donava a lei dolcezza. Passarono 5 minuti buoni prima di riuscire a distogliere lo sguardo da quell’immagine. Fotografie di donne non ne mancano in internet, ma in tutte trovavo un difetto: troppo bella! Troppo truccata! Troppo alta! Ma questa che avevo innanzi, non offriva nessun motivo di critica. A fatica tolsi lo sguardo dal viso della ragazza, per spostarlo sul testo della e-mail: - Ciao, come stai? Di tutto vorrei raccontarti di io. Il mio nome e Zhanna, ho 24 anni. Io vivo in Russia. Io sto cercando un amici, la mia anima gemella. Io sono stanca di essere sola, voglio amare ed essere amata. La prima volta che faccio incontri su iI nternet. In internet ho visitata il sito di incontri, e sono riuscita ad inviarti una e-mail. Molto buona, che avevi lasciato il tuo indirizzo email su questo sito. Io mando la mia foto. Spero che ti piace, e mi scrivi una lettera. Mia e-mail: zhannamircl@yahoo.com Ciao ciao! Spero di ricevere presto la lua lettera. Zhanna. La schiettezza di queste parole mi fece immaginare che la persona che le aveva scritte, non poteva altro che essere una persona di una semplicità straordinaria. il lavoro
Chiusi il programma di posta elettronica ma senza cestinare l’e-mail. Forse avrei riaperto e riletto quel file. Mi ributtai a testa bassa nel lavoro, e per un’oretta risultai molto produttivo; Ultimai ed inserii, nella mia rivista due pagine nella rubrica turismo, poi di seguito le pubblicai in internet; ma nel controllare le pagina online, notai che l’apertura delle pagine non avveniva correttamente, si aprivano nella frame di destra e non nella frame centrale del sito. Riaprii le pagine in GoLive, le corressi e le ripubblicai di nuovo. Dopo il nuovo controllo on-line, constatai finalmente che le pagine andavano bene. Questo, come tutte le volte che controllavo le pubblicazioni lasciò in me un lieve senso di compiacimento. “Ora vado in bagno” pensai , ed anche di corsa, quel maledetto Lasix mi fa sempre correre ad urinare, mi è stato prescritto per l’ipertensione arteriosa, ma assieme agli altri tredici farmaci che devo prendere ogni giorno riesco stare abbastanza bene. Ho subito un disastroso infarto cardiaco, sedici anni fa’me la sono cavata per il rotto della cuffia, poi mi hanno messo un defibrillatore e poi tutte queste medicine; una ventina di pastiglie al giorno, aspetta! Aspetta! In un anno, sono più di 7.000, mamma mia! Una carriolata! Arrivai in bagno, appena il lavoro
in tempo, rischiando di farmela addosso. Poi passando davanti allo specchio mi guardai attentamente: capelli pressoché tutti bianchi, occhi stanchi, anzi da pesce morto, meglio andare in rimessa qui, meglio darci un taglio. Il restauro sarebbe troppo laborioso, ma! Vedremo! Deciderò sul da farsi quando sarò più sereno. Ritornato alla postazione di lavoro, mi sedetti davanti ai monitor, per riprendere il lavoro: “Per ‘sta sera voglio finire altre due pagine. Voglio andare avanti spedito, così domani potrò interpellare qualche probabile cliente, ed invitarlo ad entrare con una sua pagina nella nostra rubrica commerciale”. Ma meccanicamente aprii il programma della posta e mi misi a rileggere la e-mail speditami da Zhanna. Per un attimo dubitai che era stata una ragazza ad inviarmela, ma poi decisi di credere nella veridicità del messaggio. Iniziai a scrivere una risposta per Zhanna: Oggetto: “risposta alla tua lettera” “ciao ho letto la tua lettera io sono vecchio ho 71 anni ed un figlio di 13 vivo in Italia lavoro con internet, se ti va’ possiamo stare in contatto. Ciao. Come allegato le inviai una mia foto tessera scattata 10 anni prima. Spedii la mail. il lavoro
Poi pensai: “Sarebbe bello che accettasse di conversare con me, .mi farebbe pure piacere.” Mentre inviavo la posta in cuor mio avevo la certezza che a queste mie dichiarazioni, la ragazza avrebbe diretto la prua verso altre mete. La voglia di lavorare passò di colpo, pensai di fare un giro in auto. “Dove?” poi “Boh!, Vedremo”. Presi un cd di musica classica ed uscii. Salii a bordo del mio macinino, una Peugeot 106 vecchia di 13 anni, accesi il motore ed infilai il cd nel lettore. In sordina iniziò la riproduzione del brano: Bolero di Ravel. Gli strumenti suonano lo stesso brano, aumentando via, via di intensità. “Mi è sempre piaciuto questo brano, mi ha sempre riempito l’anima” Socchiusi gli occhi e stetti a gustarmi quella musica. Il crescendo degli strumenti e la ripetizione dello stesso motivo scatenava emozione, ma l’emozione ora non so’ più cosa sia. Inizio così un giro, in giro. Così; usavo definire il vagabondare in auto, che ero uso fare negli anni verdi della mia vita. Prendevo l’auto e senza una meta precisa, guidavo per ore. Caterina
Anzi una volta vagabondai per tre giorni. Fu quella la causa della separazione da Caterina, mia moglie che avevo sposato 14 anni prima, ricordo che ero uscito dicendogli: “Vado a comperare le sigarette!” Ma poi incontrai Rita la signora che gestiva la lavanderia di Segrate il paese in cui abitavamo ed altri 2 amici di bar, non so’ poi perché, ma so’ solo che anche loro si unirono a me ed iniziammo così a peregrinare senza meta. Prima per la città, poi per la campagna, poi ci ritrovammo in montagna, ancora, di nuovo in viaggio sempre più lontano, sino ad arrivare in un posto fatato, ove accendemmo un fuoco e bivaccammo sino all’alba. Parlavamo molto poco tra di noi, credo di aver pronunciato dall’inizio del vagabondare ad allora si e no un centinaio di parole, i pensieri come al solito erano tanti, spaziavano dalla fantasia alle cose concrete della vita, un ribollio di pensieri, che quasi mi stordivano. Quando ripresi a guidare credo che fu’ Rita a dire: “Sarebbe bello andare al bowling, per rilassarci un po’ “ io pensai di esaudire questo desiderio, ma dove trovare un bowling, e come entrare; all’alba i bowlings sono chiusi ed anche tutta la mattina forse aprono al pomeriggio o addirittura di sera. Certo ora sarebbe riiniziato il pellegrinaggio verso l’ignoto, ma questa volta con una motivazione: Aspettare l’apertura dei Bowlings! Caterina
“Stanchi ragazzi?” chiesi ai miei compagni di viaggio, mentre un benzinaio ci stava rifornendo di carburante, Per tutta risposta ebbi da parte di tutti e tre una risposta gestuale: - ciondolarono il capo da destra a sinistra. Per un attimo ebbi la certezza, che ognuno di loro, era assorto nel meditare sulla propria situazione. Nel ruolino di marcia ora avevo inserito un elemento importante: Il tempo! Si, ora dovevo far collimare il giro, in giro con l’orario di arrivo, questo voleva dire andare verso una meta. Alle sei del pomeriggio ci trovammo tutti davanti alla serranda del locale tanto agognato, proprio nel preciso momento dell’apertura. Entrò per prima Rita io subito dopo. Ammirai i lunghi capelli rossi che ondeggiavano davanti a me. E mia fu la sorte di avere proprio Rita come compagna di gioco. Riuscimmo vincere le prime due partite, poi perdemmo la rivincita imperniata su altre tre partite, poi .la bella. Non so’ come, ma come entrai in gioco feci uno strike, di nuovo un altro strike, Rita entusiasta mi abbracciò, altro strike, altro abbraccio, poi via diritti verso il trionfo. Scoccava la una di notte quando decidemmo di uscire dal locale, uno dei Caterina
compagni, non ricordo il nome, disse “Andiamo prima che chiamino i buttafuori, pagammo le partite fatte ed uscimmo. Mi accorsi allora che eravamo a Milano. Di nuovo bivaccammo, questa volta al parco del castello Sforzesco. Sdraiati sul prato a rimirar le stelle. Qualcuno si appisolò anzi dormì, io no! Io ero assorto nel fare il resoconto di questa bravata. “Quando arriverò a casa Caterina, mi aggredirà”. Poi come in un film ripassai tutti i litigi fatti tra me e lei. Nella nostra relazione di matrimonio, qualcosa non funzionava ultimamente, erano continui battibecchi, eppure avevamo passato dei momenti felici e molto belli assieme; almeno per me! “Quasi quasi mi do’ per disperso rimanendo ancora in giro”, ma poi vidi nella mia mente le facce dei miei figli, Suzanne e Graziano; Questo mi convinse a rientrare a casa, ed affrontare un nuovo litigio sul tema: E’ colpa mia; E’ colpa tua, .interminabili prediche fatte senza che nessuno dei due ascoltasse l’altro. Il buon senso ebbe il soppravvento; Intrapresi la strada per tornare a casa, e dopo aver accompagnati gli amici di viaggio, davanti al bar; arrivai in via Trieste dove abitavo parcheggiai Caterina
l’auto in cortile, davanti al nostro box, alzando lo sguardo verso il nostro balcone. al terzo piano intravidi Caterina che rientrava in casa. Mi rincuorai e salito sull’ascensore, pensai in fretta ad una scusa credibile per giustificarmi con lei. L’ascensore arrivò al piano, uscii. Davanti alla porta di ingresso di casa nostra capeggiavano in bella mostra due valigie! Non volli bussare ne suonare il campanello, in me’ scattò l’idea di iniziare una separazione da Caterina, come avevo furtivamento anelato qualche volta. Presi le valigie, ridiscesi al piano terra, le caricai in macchina rimisi in moto l’auto e ricominciai il giro, in giro. La sera di questo primo giorno di allontanamento dalla mia famiglia, la passai in un autogrill, della tangenziale Est. Entrai a bere un paio di caffè, al bar della stazione di servizio, poi rientrai in macchina, scelsi un posto appartato sul piazzale reclinai il sedile mi sdraiai, chiusi gli occhi. Dormii profondamente, dopo aver pensato: -“Domani troverò una sistemazione.” Caterina
Al mattino dopo girai un po’ per la città, meditando sul da farsi. Percorsa tutta la circonvallazione esterna, ritrovandomi, di nuovo dalle parti di partenza: decisi di recarmi sul posto di lavoro. All’epoca lavoravo in edilizia, mi ero specializzato nella ristrutturazione e nell’arredamento di appartamenti, Il mio ultimo cantiere, nei pressi di Gratosoglio, consisteva nel rifacimento di un bagno e nella costruzione di un muretto, da eseguire nella zona soggiorno dell’appartamento. Avevo le chiavi, nel cruscotto della macchina, le presi, salii le scale ed aprii la porta. Mi dedicai anima e corpo al lavoro, ultimai l’impianto idraulico, per poi dedicarmi all’impianto elettrico. Feci le scannellature delle tracce per la posa dei reflex e delle scatolette, poi andai dal rivenditore dei materiali, per acquistare quello che mi occorreva per l’impianto elettrico. Come diceva la mia mamma, quando era in vita, in un frammisto di dialetto milanese e bergamasco “Un quai sant pruederà” mi accorsi che esisteva davvero la provvidenza. Un cliente, del negozio, di materiale elettrico si rivolse verso di me chiedendomi:-“Conosce qualcuno che ha bisogno di monolocali qui nella zona? Lo guardai attonito, poi risposi: -”Ma certo!” poi sorridendo “Ne conosco uno .sono io”. Caterina
La sera stessa mi consegnò le chiavi, di una stanza, lunga 7 metri e larga 4, ad un affitto bassissimo. Avrei immediatamente iniziato a creare un bagno con doccia, subito a destra. Al di là della parete che delimitava il bagno, avrei eretto una zona cottura con una grande arcata che dava sulla zona soggiorno e zona notte. Forse lo spazio non è sufficiente, ma se creassi una pedana alta un sessanta centimetri, con a sinistra tre gradini per salirvi, sopra ci starebbe il salotto e sotto estraibile un letto di una piazza e mezzo. Mi compiacqui all’idea: Ora la separazione da Caterina sarebbe stata meno faticosa. E forse meno dolorosa. Impiegai 10 giorni, per ristrutturare il locale, e trasformarlo in mini appartamento, lo arredai e nel costruire la pedana, ebbi l’idea di annegarvi degli armadi, uno per lato, che uscendo per un metro e mezzo dalla pedana davano un senso soft all’ambiente. Poi acquistai, lenzuola, coperte e biancheria, poi ordinai gli elettrodomestici a me occorrenti. Appena fuori dell’arcata della cucina, sulla parete di destra, due mensole in stile antico e sotto un tavolo, sufficiente ad ospitare sino a tre persone. Cosi riuscii a superare la crisi di cambio di abitudini, non rinunciando ogni volta che desideravo di andare a trovare i miei figli. Caterina
Per me era una cosa normale vedere i miei figli, ed aiutare Caterina nei lavori di manutenzione della loro abitazione. Dopo due giorni della ricezione della e-mail di Zhanna, Mentre assolvevo ai miei lavori domestici, pensai che ormai, non sarebbe più arrivata, nessuna lettera dalla Russia. Mi sentii amareggiato, poi, entrai in una fase di abbattimento mi sentivo definitivamente sconfitto. Sedutomi, nella mia postazione, per prima cosa guardai tutte le foto, che trovavo nei file del mio computer che mi ritraevano. Guardandole, constatai definitivamente, che la mia vita stava giungendo alla fine e che per me, non ci sarebbero più state cose piacevoli da affrontare, avevo come la sensazione di trovarmi in un laghetto dal fondo argilloso, con l’acqua che mi arrivava alla gola, e non ostante tutti i miei tentativi di raggiungere la riva, continuavo scivolare sempre allo stesso punto, con l’acqua che sempre mi arrivava al mento. Proprio una brutta sensazione. Pensavo: -”Devo rimanere vivo per almeno altri cinque anni, almeno per il tempo che Christopher, divenga maggiorenne”. L’abbattimento aumentò in me. Come sarei arrivato alla veneranda età di 76 anni? Ed in quali condizioni? Già adesso sento il peso dell’età, già adesso faccio fatica a salire le scale o camminare, anche solo per brevi tratti. Mi misi lavorare, che erano gia le tre del pomeriggio. Telefonai a dei probabili cienti ed ebbi la conferma da parte di due di loro che sarebbero entrati sulla nostra rivista, feci partire subito le e- mail per fare vedere, tramite link, il nostro lavoro on-line ed inserii anche la loro pagina usando le foto del loro sito ufficiale che avevano in internet. Alle sette della sera, mi misi a cucinare, poi dopo la cena, ritornai nel mio ufficio, per spegnere il computer. Il maggiordomo era sullo schermo col solito vassoio, per farlo andare via dovetti aprire il programma di posta. Una decina di mail erano arrivate, le guardai ad una ad una, tutta spazzatura, mentre le cancellavo ecco rientrare il maggiordomo; “ma che cazzo vuoi ancora?!” quasi mi scusai aveva portato una lettera di Zhanna: Oggetto: Sono contento che mi hai scritto. Ciao mio nuovo amico Umberto! Grazie a voi, che la mia lettera sara lasciato senza attenzione, e sono molto ‘Contento che mi hai detto. Non credo che vi rispondera Sono cosi presto, e francamente ero felice quando ho trovato la tua lettera nella mia casella di posta. Sono provenienti dalla Russia e vive a Izhevsk in Repubblica di Udmurtia, e c’è una grande distanza e della differenza di orario tra di noi, ma io non so cosa. Scrivo a voi perche avrei trovato un uomo meraviglioso che mi capisce e sara prendersi cura di di me ed essere felici e vivere sempre con I. Voglio solo avere una persona affidabile. Sono sola, ragazza fragile in questo mondo difficile e complesso, e voglio un supporto affidabile la vita umana, forse sei tu? Scusate se non posso rispondere una volta, sto lavorando vi posso rispondere solo con l’aiuto di un internet cafe a guardare la posta e scrivere una lettera. Quindi non posso che rispondere in una sola volta, e vado a Internet cafe prima del lavoro e laq sera dopo il lavoro (se non e stanco) e spero che ti aspettare la mia lettera, ed io, anche, con con entusiasmo e attendo con ansia la tua risposta. Un piacere di leggere la tua lettera. Non vedo l’ora alle vostre lettere e foto! Attesa di un vostro risposta …. Zhanna. In allegato trovai tre sue fotografie: una, ove indossava un abito nero di lana un sorriso smagliante su un volto senza trucco. Il vestito scollato lasciava intravvedere una catenella; mentre seminascosti nei capelli lunghi sino oltre le spalle, indossava un paio di orecchini lunghi, larghi e fatti con perline nere. In questa foto dimostrava i suoi 24 anni. In un'altra fotografia, credo scattata in una discoteca, lei dimostrava tra i 17 e i 19 anni, il solito sorriso e il viso pulito, senza trucco. Indossava un gilè sciancrto, in lana nera e sotto, una maglietta girocollo bianca. Un ciondolo, con una pietra bianca a forma di goccia, si mimetizzava sulla maglietta candida. La terza fotografia era la stessa allegata alla prima mail. Salvai tutte e tre le foto nell’archivio fotografico, le misi in una cartelletta con scritto il suo nome, .compiaciuto che tra di noi, era iniziata una corrispondenza amichevole, certo avrei dovuto rileggere bene la sua missiva, già tradotta in italiano molto probabilmente con l’uso di qualche traduttore trovato on-line. Prima di risponderle. Lasciai passare tre giorni rileggendo ogni tanto la e-mail agognata e gradita. In quei tre giorni, trassi molto profitto dal lavoro: ultimai la sezione del <golfo borromeo> e la misi sul server. Mi ero anche dato da fare con l’inserimento di alcuni clienti: continuando di questo passo; certo sarei uscito dalla miseria in cui ero finito. Purtroppo dopo l’infarto, dovetti interrompere i lavori edili. La mia situazione economica precipitò disastrosamente, quando mi ammalai. Avevo ben 5 cantieri aperti, non potendo più concludere i lavori e neppure farmi sostituire da qualcun altro. Come risultato fui investito da cause legali e verso di me, in poche parole: sequestri preventivi, sconfitte legali ingiunzioni di pagamento sequestri. Dopo avermi messo in mutande; finirono di torturarmi, non c’era più niente da pappare. Grazie a dio che un appartamentino disastrato in Castelletto Ticino non essendo a me intestato, non fu toccato, altrimenti sarei finito a dormire sotto i ponti. Durante e dopo questi funesti eventi, con l’uso del computer mi barcamenai lavorare stampando: -(biglietti da visita, immaginette funebri) e mi impegnai anche a costruire siti, e dare lezioni a domicilio a chi voleva imparare ad usare il calcolatore. Riuscii così a malapena, sopravvivere. Certo che ne tentai di tutte: Quando mi si presentava qualche difficoltà era mia abitudine mettere la situazione sotto controllo, rimurginadoci sopra, sin quando nella mia mente uscivano i pensieri positivi, utili per trovare l’antidoto necessario per una soluzione, al problema, o per lo meno .o perlomeno sminuirlo. Un periodo questo, di carestia, un periodo duro tanto da far anelare in me il desiderio di avere in tasca soldi sufficienti per poter entrare almeno ancora una volta, in un bar e consumare un caffè. Un periodo in cui invidiavo tutti gli altri che potevano spendere, mentre io ero alle corde sul ring della vita. Mi specializzai anche nel raccogliere e nel cucinare erbe selvatiche, mentre stavo diventando uno specialista nella ricerca di supermercati che ti facevano sconti ed offerte. Lì imparai a razionalizzare gli acquisti; a comperare solo quei prodotti dove c’era il prezzo, lasciando gli altri e se desideravo qualche altro prodotto, caro per me, borbottavo a mezza voce:-”Mangiateveli, voi!” In quel periodo mi specializzai nell’arte della cucina imparai a far rivivere quei piatti economici quasi dimenticati, come il pancotto, risi e bisi, polenta e latte ed altre aventi la caratteristica di essere ricette economiche. Ora però, dopo aver ideato e pubblicato on-line la rivista turistica, dell’alto novarese vedevo finalmente innanzi a me aprirsi una prospettiva migliore: si poteva approdare ad un tenore di vita meno angosciante. Occorreva ora solo: costanza, lavoro, e soprattutto incitamento da parte di qualcuno a me vicino. Non era l’effetto del successo che stavo ottenendo con la mia rivista, sicuramente in me c’era qualcosa di diverso, di cambiato. Mi accorsi di avere più fiducia di me stesso, una fiducia scomparsa, da quando fui dimesso dalla sala di rianimazione. Le angosce di quel lungo periodo, si dissolvevano, cercai di analizzare bene la situazione, senza trovare una risposta. All’imbrunire di quel giorno decisi di rispondere alla lettera di Zhanna; al crepuscolo di quella giornata di primavera anticipata, invogliava stare con la porta aperta, per godere, dell tepore, di una calda giornata trascorsa con temperature che avevano superato durante tutto il pomeriggio i 20°. Annaffiai prima i grandi vasi di ibiscus (arbusto a foglie caduche, originario dell’Asia). che stavano nel piccolo appezzamento di cortile, usato da me a mo’ di giardino, poi annaffiai le piante aromatiche, e per ultimi i pochi bonsai che amo sempre avere, ed i vasi dove avevo seminato la Bella di giorno o Vilucchiello pianta annuale, rampicante con delicati fiori campanulati, che avrei poi messo sul lungo balcone al primo piano. Rientrai in casa e mi misi al computer personale di Christopher Inviai una mail a Zhanna con le testuali parole: Oggetto: ti scrivo dall’Italia Ciao Zhanna, mi ha fatto piacere vedere che mi hai scritto una lettera, è vero siamo molto lontani, e siamo molto lontani anche di età. Io lavoro con internet, ho un giornale turistico on-line, (se vuoi guardare il mio lavoro eccone la url www.altonovarese.info puoi vedere dove siamo e come è l’Italia) ed ho un figlio di 13 anni, Viviamo solo io e lui, devo fare da mamma da papa da amico e tutto quello che occorre per non fargli mancare niente. Tu sei una ragazza bellissima, e molto semplice ed a me riempi il cuore solo a vederti in fotografia. Vivo in un posto che sembra il paradiso, ma mi sento sempre più solo. Ho tanta voglia di parlare con altra gente, fare amicizia. Io credo e spero che tu diventi veromente mia amica, ed un giorno vederti di persona. Anche io sono solo con Renato, (che vedrai in foto). Ora ti abbraccio caramente, e resto in attesa di una tua lettera. Senza rileggere, inviai chiedendo la ricevuta di lettura. Constatai che stava nascendo un’amicizia, tra l’altro da me molto gradita; tra me e la ragazza Russa. Anche se in me un tarlo continuava lavorare -”E se le traduzioni delle mie lettere e delle sue sconvolgessero il significato della conversazione? .Possibile che una ragazza così bella e giovane cerchi amicizia ed eventuale amore da un <matusa>?” Poi dopo aver sorseggiato un caffè preparato in tre minuti: con la caffettiera per il microonde, cercai di immaginare i sentimenti di questa ragazza, cercai di capire cosa l’avesse spronata, cercare in internet: conoscenze, amicizie ed amore. “Qualche cosa non mi è chiara, forse sono tutte bugie quello che scrive nelle e-mail, forse non è una ragazza, ma qualcuno che gode prendere per il culo altra gente!” Di tutto mi ribolli in testa, “Forse un’adescamento da parte di un agenzia matrimoniale, oppure qualche operatrice di porno-chat, mamma mia, ma quanti dubbi! Però mi ha fatto piacere avere corrispondenza!” pensieri., pensieri., pensieri. Poi la decisione: “Accetto questo fatto, voglio credere che sia verità!” Non avevo mai dato credibilità al virtuale, ma ora avevo bisogno di contatti, parlare, ascoltare, essere accettato, ed anche contestato; mi sarebbe andato bene tutto. Parlai di questo con Joska, quando entro dopo, il mio: “Avanti!” Joska un vicino di casa, amico da un po' di anni, avevo familiarizzato con lui forse solo per la ragione che in questo paese la mentalità, non è come la nostra

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Text: Sanna Lönnfors Översättning: SONATOR OYmed fokus på läkemedlets effekt, säker-patienter lider av. Eventuel a biverkningar het, dosering och eventuel a biverkningar. Läkemedel dyker inte upp på apotekshyllan av verkar får man bättre reda på även mer sig själva; lanseringen av ett nytt läkemedel fö-regås vanligtvis av flera års forskning och klinis-ka prövningar f

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Health Questionnaire (NTAF) Name: _____________________________________Age: ______ Sex: ________ Date: * Please circle the appropriate number “0 - 3” on all questions below. 0 as the least/never to 3 as the most/always. SECTION A • Is your memory noticeably declining? • How often do you feel you lack artistic appreciation? • Are you having a hard time remembering names

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